MALDIGESTIONE DEL LATTOSIO

Sempre più spesso i miei pazienti riferiscono di avere problematiche dopo il consumo di latte e derivati, in questo articolo faremo chiarezza su uno zucchero presente in molti prodotti, non solo in latte e derivati.



Il lattosio è uno zucchero contenuto principalmente nel latte e nei suoi derivati. Se il latte vaccino contiene circa 5 grammi di lattosio per 100 ml, lo yogurt ne contiene solo il 50% e nei formaggi sono presenti quantità ancora inferiori, che si riducono via via che aumenta il periodo di stagionatura. Il problema è che si "nasconde" anche in altri alimenti in quanto, il lattosio, è molto utilizzato come additivo nei prodotti alimentari preconfezionati, come salse, margarine, pane, salsicce, per aumentare texture e sapore. Infine, si ritrova come eccipiente anche in molti farmaci e integratori. Da qui l'importanza di leggere attentamente l'etichetta di un prodotto e acquistare prodotti consapevolmente.


L'organismo umano è in grado di digerire il lattosio grazie alla presenza di enzimi particolari, definiti lattasi espressi dagli enterociti nell'orletto a spazzola. In particolare la digestione e il successivo assorbimento del lattosio avvengono a livello dell'intestino tenue. L'enzima è in grado di scindere il legame tra il glucosio e il galattosio (zuccheri che costituiscono il lattosio) liberando i due monosaccaridi che possono essere così assorbiti attraverso trasportatori specifici (SGLT1 e GLUT2).


Quando si presentano alterazioni della capacità di digerire il lattosio è inevitabile l'insorgenza di sintomi (dolore addominale, gonfiore, diarrea, emicrania) che vengono descritti come intolleranza al lattosio.

Prima di proseguire con l'argomento, è importante specificare che l'intolleranza al lattosio è una conseguenza del malassorbimento del lattosio, inteso come una situazione in cui il lattosio non viene né digerito né assorbito nel tenue, indipendentemente dalla causa. La principale causa di malassorbimento è dovuta a una condizione programmata genetica in cui a partire dalla seconda decade di vita l'espressione della lattasi si riduce man mano con il passare degli anni. Risulta chiaro, quindi, il malassorbimento del lattosio non è di per sé una patologia, bensì una normale variante del metabolismo umano.


Alcuni studi recenti hanno rilevato che il 68% della popolazione mondiale soffre di malassorbimento del lattosio. In presenza di malassorbimento, il lattosio viene metabolizzato dai batteri del microbioma intestinale (fermentazione). Questo fenomeno di fermentazione del lattosio produce gas (idrogeno e anidride carbonica) e acidi grassi a catena corta. Il lattosio non digerito e/o l'eccessiva produzione di gas e acidi grassi a catena corta determinano richiamo di acqua e conseguente diarrea, distensione e crampi.


Non tutti gli individui, però, hanno sintomi dopo il consumo di prodotti contenenti lattosio, in quanto alcuni individui riescono a tollerare le concentrazioni di lattosio presenti in una normale porzione di latticini, mentre altri sviluppano i sintomi dell'intolleranza. Generalmente, una persona intollerante al lattosio riesce a tollerare quantità di lattosio non superiori ai 12 grammi, anche se questo è un valore molto dipendente dalla variabilità individuale, passando da 3-5 grammi negli individui particolarmente sensibili fino a 20-24 grammi in quelli più tolleranti. Un pasto contenente 50 grammi di lattosio provoca sintomi abbastanza severi nella maggior parte degli individui con mal digestione del lattosio. L'approccio più comune nei pazienti con intolleranza al lattosio consiste nell'impostazione di una dieta a basso contenuto di lattosio o totalmente priva di lattosio con adeguata integrazione di Calcio e di Bifidobatteri per non alterare la normale composizione del microbioma intestinale. L'utilizzo dell'enzima lattasi, sotto forma di compresse ad esempio, può essere quindi un'ottima soluzione per consentire al paziente di consumare occasionalmente alimenti contenenti lattosio senza sviluppare sintomi e disturbi.


DIAGNOSI


La diagnosi di intolleranza al lattosio non può basarsi solo sui disturbi riferiti dal paziente ma necessita di essere accertata mediante dei test:


  • Test genetico: analizza la presenza del polimorfismo -13910 T/C del gene della lattasi permettendo di valutare l'eventuale predisposizione su base genetica. Questo consente di elaborare un piano dietetico adeguato e personalizzato.

Il test viene eseguito attraverso l'impiego di un tampone buccale per il prelievo della mucosa orale. Il test ha un'elevata sensibilità (97%) e specificità (95%), è semplice e non invasivo, di facile esecuzione anche nei bambini.


(*Richiedi maggiori dettagli sul test genetico contattandomi)


  • H2-Breath Test o test del respiro è un test che valuta la presenza di idrogeno nell’espirato prima e dopo la somministrazione di 20-50 g di lattosio, prelevando almeno 6 campioni di aria ottenuti facendo soffiare il paziente in una sacca a intervalli regolari (ogni 30 minuti), per un tempo minimo di 3 ore. In caso di malassorbimento di lattosio, dopo l’assunzione di quest’ultimo, in assenza della lattasi, nell’intestino si verificano processi di fermentazione con relativo aumento di produzione di idrogeno (H2), che viene assorbito in circolo ed eliminato attraverso i polmoni con il respiro. Il test deve essere eseguito al mattino, in soggetto che abbia applicato alla lettera tutte le istruzioni fornite dal laboratorio, come da stampato avuto a suo tempo, per la preparazione all’esame.

  • Si raccoglie il primo campione di respiro.

  • Si fa bere la soluzione di cui sopra.

  • Ogni trenta minuti, per quattro ore, si raccoglie un nuovo campione di aria espirata.

Il H2-Breath Test è un test non invasivo, ma può dare origine a falsi negativi se il paziente ha subito trattamenti antibiotici, o presenta disturbi gastrici, oppure dovuti ad alterazioni della flora intestinale capace di produrre idrogeno (10-15% dei casi).


DIETOTERAPIA


In commercio esistono molti prodotti che riportano la dicitura "senza lattosio" come il latte delattosato che viene trattato industrialmente e quindi contiene lo zucchero già scisso o arricchito di Lactobacillus acidophilus, un batterio che digerisce il lattosio.


Inoltre come già anticipato, i formaggi a lunga stagionatura sono prodotti che contengono tracce di lattosio o addirittura non lo contengono affatto, come pecorino, parmigiano (stagionato oltre 36 mesi), provolone e altri. La spiegazione sta nel fatto che durante la stagionatura il lattosio viene fermentato dai batteri lattici utilizzati per la preparazione del formaggio e trasformato in acido lattico. La raccomandazione resta sempre di accertarsi del contenuto residuo di lattosio di questi formaggi.


Inoltre possono essere consumati formaggi erborinati come il gorgonzola in quanto il lattosio viene scisso grazie all'azione dei batteri durante la fermentazione.


Non sono invece permessi formaggi freschi come mozzarella, ricotta, robiola o comunque la categoria dei formaggi molli in cui la presenza di lattosio è abbastanza consistente.


Escludere completamente i formaggi dall'alimentazione di un soggetto intollerante è da considerarsi solo nel caso in cui il soggetto sia altamente sensibile, altrimenti, con la collaborazione del paziente, si può stabilire la dose massima tollerata e inserire la categoria latticini nel pieno dietetico.





A presto.


La tua nutrizionista.


Dott.ssa Marisa Troiani


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